Il congedo mestruale. Due piccioni con una fava?

Il problema dei disturbi del ciclo mestruale, dismenorrea inclusa, esiste ma il congedo mestruale – pur poggiando sulle migliori intenzioni – va considerato con grande cautela per almeno quattro ragioni:

Non esistono studi che dimostrino che funzioni, anzi, è vero il contrario

Non esistono studi scientifici che supportano la bontà della policy nei luoghi dov’è stata implementata da anni[1], e.g. Sud est asiatico. L’unica analisi esistente viene dall’Indonesia[2]: il congedo mestruale ha avuto effetti negativi su stigma, occupabilità e inclusione sul luogo di lavoro, e non ha migliorato la salute mestruale.

Non esistono altri studi ma solo altri dati interessanti, tutti dal sud est asiatico, e tutti concordi con lo studio indonesiano. Citerò solo quelli dal Giappone, dove solo il 0.9% ne ha usufruito, per evitare tensioni, discriminazioni e invasioni di privacy[3].

Spesso, chi è in favore del congedo mestruale, non ha approfondito la genesi e il contesto in cui è nata questa politica: patriarcale e di semi-schiavitù. E’ importante tenere presente che il congedo mestruale nasce in sud est asiatico con lo scopo di preservare il destino alla maternità della donna, non per emanciparla o aiutarla, ma solo perché si pensava preservasse il suo valore di fattrice di prole. Finché la si poteva tenere chiusa in casa, il problema non si poneva. Ma la seconda guerra mondiale aveva obbligato gli Stati a riempire le fabbriche di donne, perché gli uomini erano morti, al fronte o mutilati.

Il sud est asiatico è poi diventato, tra lo sforzo post-bellico e il nuovo millennio, il “laboratorio” tessile dell’Occidente, dall’alta moda al fast-fashion, per citare solo una delle industrie più diffuse. In questi luoghi si applicavano, quando si decise di introdurre il congedo mestruale, standard lavorativi peggiori, in certi casi, della vecchia schiavitù: turni di 15-16 ore, niente bagni, niente pause per il bagno se non nella breve pausa pranzo, e niente giorno di riposo. E’ chiaro che è una situazione estrema (da tortura) per chiunque, ma che, in presenza di mestruazioni è proprio ingestibile, fisicamente impossibile. Anziché fare miglioramenti sistemici e dare dignità ai lavoratori e alle lavoratrici, hanno optato per una briciolina: il congedo mestruale.

Questo contesto patriarcale e di sfruttamento del lavoro non può essere ignorato o taciuto, quando si prende in considerazione di adottare questa misura nel nostro ordinamento legale.

Il dolore mestruale è una patologia, non una caratteristica naturale del ciclo

Un secondo punto importante e spesso taciuto è che la dismenorrea moderata o grave è patologica e di conseguenza ha il diritto di rientrare nel congedo di malattia. Se la scorporiamo dal congedo di malattia, rinforziamo lo stigma già presente che il dolore sia normale, stigma che è alla base del gravissimo ritardo diagnostico per esempio dell’endometriosi[4], e scoraggiamo le persone a chiedere e cercare soluzioni che vadano a sanare o alleviare la causa alla radice del dolore.

‘è anche da dire che i sintomi invalidanti della mestruazione non sono sintomi ad esclusivo appannaggio delle donne o di chi ha il ciclo mestruale: nausea, crampi, debolezza, mal di testa, sono sintomi che tutt* conoscono. Istituendo un congedo speciale, si dà la falsa impressione e si rinforza lo stigma che il corpo femminile sia intrattabile.

Un congedo per le mestruazioni esclude tutti gli altri problemi al ciclo

Inoltre, ci sono altri disturbi del ciclo mestruale che avvengono in momenti diversi dalla mestruazione, ad esempio i disturbi fisici e psicologici all’ovulazione o in fase premestruale, e che dunque sarebbero esclusi. Esistono poi altre patologie croniche dinamiche (quelle in cui i sintomi invalidanti si ripresentano con frequenza, ma non sempre), come l’emicrania, che colpisce tutt* e con la stessa frequenza della dismenorrea moderata o grave, cioè circa il 14-15%[5].

Le politiche genderizzate hanno dimostrato di essere controproducenti

Peraltro, le politiche altamente genderizzate portano a una discriminazione sistemica e hanno un effetto controproducente, come dimostrato da un’ampia letteratura scientifica, ad esempio, nel caso del congedo materno opposto al congedo parentale (obbligatorio ed equo) per tutti e due i genitori[6].

Dunque?

In definitiva, il congedo mestruale vuole essere una misura che destigmatizza il ciclo mestruale e la mestruazione, ma invece rischia di isolare ulteriormente le persone che soffrono, aumentare le discriminazioni e lasciare irrisolto il problema di salute anziché affrontarlo alla radice.

Ma attenzione, Riconoscere le criticità del congedo mestruale non vuol dire che non ci sia speranza per chi soffre. Ci sono misure e strategie che sappiamo funzionare molto bene, sia per ridurre stigma e discriminazioni che per migliorare la salute di chi mestrua.

Soluzioni testate ed efficaci contro i disturbi del ciclo mestruale e lo stigma

Ne citerò due su tutte, che sappiamo funzionare in maniera sistemica e radicale a favore della salute e contro lo stigma e le discriminazioni.

Educazione alla salute del ciclo mestruale

La prima è l’educazione alla salute del ciclo mestruale di qualità, la quale diminuisce o elimina i sintomi, perché facilita un cambiamento in termini di consapevolezza, stile di vita e insegna a utilizzare il linguaggio dei sintomi per capire che cosa ci sta intralciando, e ad eliminarlo. Perché il ciclo mestruale è un segno vitale, non causa problemi ma li rivela. Questa educazione va estesa a tutta la popolazione se vogliamo eliminare lo stigma alla radice. L’educazione si deve anche concretizzare in percorsi di accompagnamento, in cui medici, aziende e scuola possono giocare ruoli chiave.

Educazione ai cicli vitali

Una seconda misura è l’educazione ai cicli vitali per tutt*. Con cicli vitali intendo nutrizione e ciclo delle 24 ore, ad esempio. Quando conosciuti e rispettati, i dati sono concordi: aumenta la produttività e la soddisfazione a scuola e nel lavoro, e si prevengono e risolvono molteplici problemi urgenti del mondo occidentale, come burnout e disturbi metabolici.

Queste due misure, oltre ad essere includenti e unisex, hanno conseguenze concrete sul ritmo di lavorare, che cambia e diventa meno lineare, e questo cambiamento – lo abbiamo visto in molteplici studi e progetti europei, ad esempio sull’orario ridotto o flessibile – migliora concretamente salute, economia e ambiente, a vantaggio di tuttu, nessuno escluso.

“Congedo” mensile per tutt*!!

Concludendo, se teniamo a mente che mestruale significa “mese” in greco, ecco che proporrei un congedo mestruale, cioè mensile, per tutti. Una flessibilità sul mese che permetta a chiunque di avere dei ritmi lavorativi e di studio più consoni a una vita sana, che permette di essere meno malati, più brillanti e inquinare meno.

 

Puoi leggere anche questa mia intervista su Il Fatto Quotidiano di maggio 2023 e questo mio articolo del 2017 “Congedo mestruale: e l’educazione dove la metti?“.

 

BIBLIOGRAFIA SELEZIONATA

[1] King S. (2021), Menstrual Leave: Good intentions, poor solution, in “Aligning Gender Perspectives. Gender, health, safety and wellbeing”, Springer, pp. 151-176; Widyani I. (2022), Menstrual Leave Policy; Between Gender Sensitivity and Discrimination Against Female Workers in “Technium Business and Management”, 2, 2, pp..50-60.

[2] Widyani I. (2022), cit.

[3] Loboguerrero, M. et al. (2022). Baja menstrual: ¿conquista de derechos o nuevos obstáculos? In “Centro de Estudios Estratégicos de Relaciones Internacionales”, p.1-8.

[4] Ballard, K., Lowton, K., Wright, J. (2006), What’s the Delay? A Qualitative Study of Women’s Experiences of Reaching a Diagnosis of Endometriosis, in “Fertility and Sterility”, 86.5, pp. 1296-1301. Consultabile in doi.org/10.1016/j.fertnstert.2006.04.054; Simpson, C.N., Lomiguen, C.M., Chin, J. (2021), Combating Diagnostic Delay of Endometriosis in Adolescents via Educational Awareness: A Systematic Review, in “Cureus”, 13.5, e15143. Consultabile in doi.org/10.7759/cureus.15143; Agarwal, S.K., et al. (2019), Clinical Diagnosis of Endometriosis: A Call to Action, in “American Journal of Obstetrics and Gynecology”, 220.4, 354.e1-354.e12. Consultabile in doi.org/10.1016/j.ajog.2018.12.039; Hudelist, G., et al. (2012), Diagnostic Delay for Endometriosis in Austria and Germany: Causes and Possible Consequences, in “Human Reproduction”, 27.12, pp. 3412-3416. Consultabile in doi.org/10.1093/ humrep/des316; Ministero della Salute, “Endometriosi”, 21 marzo 2021, vedi www. salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?id=4487&area=Salute%20 donna&menu=patologie [visitato il 10 febbraio 2022]

[5] World Health Organisation (2006) WHO systematic review of prevalence of chronic pelvic pain: a neglected reproductive health morbidity, in “BMC Public Health”, 6, 177. Consultabile in https://doi.org/10.1186/1471-2458-6-177 [Visitato il 3 aprile 2017]; Schoep M. et al., (2019) Productivity loss due to menstruation-related symptoms: a nationwide cross-sectional survey among 32 748 women, in “BMJ Open”, 9, 6. Consultabile in https://bmjopen.bmj.com/content/9/6/e026186.long [visitato il 3 marzo 2020]; Edvinsson, L. (2019). Role of CGRP in Migraine, in “Brain, S., Geppetti, P. (eds) Calcitonin Gene-Related Peptide (CGRP) Mechanisms. Handbook of Experimental Pharmacology”, vol 255. Springer, Cham. Consultabile in https://doi.org/10.1007/164_2018_201 [Visitato il 12 marzo 2023].

[6] Dunatchik A. et al. (2019), Reducing Mommy Penalties with Daddy Quotas, Social Policy Working Paper 07-19, London: LSE Department of Social Policy. [Visitato il 4 aprile 2023]; King Sally (2021), cit.